sabato 23 maggio 2009

La visione del suo inferno per Carlotta


Nell'accezione classica e romantica dell'inferno, la fine di ogni cosa, l'opposto della felicità, della stabilità emotiva e psicologica ed economica, Carlotta è convinta che, scaduta la prenotazione in questo mondo, la sua nuova realtà sarà una stanza troppo stretta per sdraiarsi e troppo bassa per alzarsi in piedi, innondata di una musica/sonorità assordante che penetra e ferisce lentamente a morte ogni tua singola cellula, avvolta in un buio gelido; per l'eternità.

lunedì 18 maggio 2009

GIUB BOX (I miei dischi preferiti)

Coil: "Musick To Play In The Dark Vol.2" (1999)



La musica dei Coil è, forse, la più triste al mondo. Non quella tristezza lo-fi chitarrosa tipica di alcune bands degli anni '80-'90 (tipo Codeine o Galaxie 500). No, non puntano sulla malinconia tipica della provincia inglese o americana, dove non succede nulla da raccontare. I Coil puntano su un'elettronica minimale, visionarissima, per nulla fredda. La loro discografia inizia nel 1984 e finisce nel 2005, anno della morte prematura del fondatore John Balance. Questo vol. 2 della "Musick to play in the dark" (si, Musick, non Music) è forse l'esempio più comunicativo del loro intento. 6 tracce in tutto, ognuna pregna di una tetra e dolcissima ancestralità, come fosse un "soul razionale", spogliato della sensualità e dell'umanità tipica del soul, per lasciar fluire invece una sensibilità di altri mondi, misantropa, ma non per questo violenta emotivamente. Una musica che incanta, paralizza, ascende all'eden e discende all'inferno, contemporaneamente. Come non farsi abbracciare dal recitato come un soffio gelido che pervade minimalmente tutta la prima traccia "Something", dove il titolo ripetuto ossesivamente, assieme a venti elettronici, ci invita nel mondo dei Coil, fatto di tante aurore boreali e pochi umani. La desolazione continua ad essere percepita in "Ether" e "Praranoid Inlay", per poi giungere alla ballata austera e silenziosadi "Where Are You?", dove Balance con la voce di uno scapigliato anacronistico instaura un dialogo a senso unico con Dio, fatto tdi tante domande e nessuna risposta ("Where are you? Are you hiding from me? Are surrounded by things we cannot penetrate? Are you bathing in moonlight or drowned on the beach?" e soprattutto "Is the cage you love the home you also hate?"). L'ultimo pezzo "Batwings" scioglie tutta la tensione in un canto senza tempo, Balance e la sua voce bellissima, tanto angelica quanto eroica, che muove alle lacrime sempre e comunque, qualunque sia l'umore. Perchè quando si parla di umore, si parla sempre si sciocchezze. Tutto sparisce di fronte all'immensità di questa musica, come le scimmie di 2001 Odissea nello spazio smettono di litigare alla scoperta del monolite. La musica più triste del mondo, forse. Sicuramente la più rassegnata. Grazie John Balance.

domenica 17 maggio 2009

Sogno composito a pile a combustibile


non so perchè, ma c'erano delle scale, così nel sogno, così nella realtà, salgo le scale a gattoni, Lei mi guarda, la moquette griffata ikea mi sale su per il naso con il suo sapore di nuovo, è un'ora indefinita, tra le due e le sei del pomeriggio, sembra un giorno festivo, una domenica forse, fa caldo, molto caldo, io non so cosa ho indosso, Lei indossa shorts in jeans con un taglio sulla gamba sinistra , una maglietta bianca scollata a Vi, un piccolo ciappino Le chiude i capelli tenendoli lontani dal suo viso, l'ultimo gradino è stato superato, sono ancora a 4 zampe, mobili color bianco, una finestra aperta, svariati oggetti, libri, vestiti sparsi a pezzi per tutta la stanza... La guardo, Lei mi sorride, ad un tratto il suo sguardo oltrepassa me e si rivolge oltre... Le sue labbra si muovono articolando "questo è un mio amico" , mi volto, un letto ancora sfatto accoglie una persona che mi guarda stupito...

Mi sveglio....quella persona non la rivedrò mai più.